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Paul LASTER
Professore art &design college Savannah

L’occhio umano è unico, individuale ed emblematico. Da sempre considerato specchio dell’anima, l’occhio può rivelarci molte cose di una persona, ed è per questo che ha sempre giocato un ruolo così fondamentale nell’arte. “Or non vedi tu che l’occhio abbraccia la bellezza di tutto il mondo?” si chiese Leonardo da Vinci mentre analizzava gli elementi dell’occhio nei suoi disegni d’anatomia, per poi ritrarre forse gli occhi più celebri di tutta la storia dell’arte. Il suo capolavoro rinascimentale, La Gioconda, nota anche come la Monna Lisa, è apprezzata per i suoi occhi ammalianti almeno quanto per il suo enigmatico sorriso. I surrealisti vedevano l’occhio come una finestra sull’inconscio. Il quadro del 1928 di René Magritte che ritrae un enorme occhio, Specchio Falso, sostituisce l’iride con un cielo blu cosparso di nuvole, mostrando il mondo riflesso nello spirito. L’anno dopo, il regista spagnolo Luis Buñuel e Salvador Dalí collaborarono in occasione del film muto Un chien andalou, celebre in particolare per una scena scioccante che raffigura il sogno del regista: un uomo taglia con un rasoio il bulbo oculare di una donna, per simboleggiare la fuoriuscita della verità. Poco tempo dopo, Man Ray creò una delle sue più celebri fotografie, Le lacrime, dove l’immagine di una donna truccata da starlet è afflitta con scintillanti perline di vetro che le sgorgano dagli occhi. Pur essendo del tutto reale, il lavoro di Annalaura di Luggo evoca una sensibilità surreale. Riproponendo in grande scala l’immagine dell’occhio di una persona, Annalaura immortala l’intero universo in una forma circolare. L’iride si arricchisce di una moltitudine di colori atmosferici e la pupilla diventa un metaforico buco nero. Grazie al formato gigante, le sue immagini mettono a nudo il carattere individuale di ciascuno dei suoi soggetti con la stessa attendibilità di un’impronta digitale, mentre rivelano un’essenza della loro interiorità. Il simbolismo della forma circolare dell’iride ha significati universali. Il cerchio trasmette totalità, interezza, il sé, l’infinito, l’eterno, il movimento ciclico, il tempo senza fine, e Dio. Queste sono anche le verità rappresentate nell’eccezionale progetto Occh-IO/Eye-I di Annalaura di Luggo. Dai vertici della società, stelle del cinema e della televisione, e studenti prodigio, fino a cittadini emarginati come senza tetto, detenuti, e (come nel caso della sua serie più recente) non vedenti, il suo lavoro dimostra come possiamo essere simili anche nella diversità. Annalaura di Luggo non è l’unica ad esprimere un interesse creativo per l’occhio come soggetto artistico. Nel 2007 l’artista americano Tony Tasset ha creato un gigantesco bulbo oculare modellato su uno dei suoi occhi azzurri come scultura permanente per un parco a Dallas, dove è diventato un’attrazione turistica piuttosto nota. Anche l’artista americana di origine francese Louise Bourgeois ha utilizzato occhi e bulbi oculari come soggetto per le sue sculture con la stessa frequenza con cui ha fatto riferimento ai ragni. E anche in questo caso, molte di queste opere sono oggi situate nei parchi cittadini di tutto il mondo. Abbiamo ora la felice opportunità di visitare l’installazione Blind Vision di Annalaura di Luggo a Napoli. Lavorando con l’Istituto Colosimo, l’artista ha incontrato venti persone non vedenti di varie età ed esperienze. Il regista Nanni Zedda ha registrato questi incontri in un documentario inedito, mentre l’artista ha fotografato gli occhi di ogni persona, come aveva già fatto precedentemente, con risultati sorprendentemente diversi. Le straordinarie immagini di Annalaura raccontano di una grande bellezza che esiste all’interno di ognuno di noi, al di là di quelle che sono le nostre imperfezioni, rivelandosi sia scientificamente interessanti che esteticamente accattivanti. Rendendo visibile l’invisibile, Annalaura di Luggo ci aiuta a capire meglio che quello che siamo nella vita è è riflesso negli occhi degli altri.

© Annydi 2020
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