
INTRO-SPECTIO (DA BRUEGEL: DE PARABEL DER BLINDEN)
2022 (II vers. 2024)
stampa diretta su dibond, fori, plexiglas retrostampato
2022 (II vers. 2024)
stampa diretta su dibond, fori, plexiglas retrostampato
cm 100x160
[...] Nel 2020 di Luggo dà avvio al ciclo di lavori Intro-spectio, nei quali ha usato inizialmente immagini di scavi archeologici stampate in scala di grigio, smorzando i contrasti. Ha poi aperto su di esse una finestra circolare che incornicia la fotografia a colori di una iride. Leggermente distanziata rispetto alla superficie dell’immagine prescelta, l’iride diventa l’elemento catalizzante dell’intera rappresentazione. [...] Il passo successivo per di Luggo è stato aprire il ciclo delle Intro-Spectio alla rappresentazione di soggetti della storia dell’arte la cui narrazione fa riferimento all’assenza di sguardo: personaggi ciechi, volti velati, sculture dal volto consumato, soggetti con gli occhi chiusi. In Intro-Spectio (da Bruegel), del 2022, per esempio, di Luggo ha inserito quattro iridi colorate su una stampa in bianco e nero di La parabola dei ciechi di Bruegel il Vecchio. Nel dipinto di Bruegel sei uomini dalle orbite vuote o con gli occhi chiusi o privi di iride camminano su un terreno scosceso tenendosi uniti l’uno all’altro con le braccia o con dei bastoni. Il primo è già caduto in un fosso e gli altri seguiranno a breve la sua stessa sorte. L’allegoria di Bruegel trae spunto dalle parole di Gesù sui Farisei riportate nei Vangeli di Luca e Matteo: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt›e due in una buca?» (Lc 6,39), «Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Mt 15,14). Le iridi inserite da di Luggo sulla riproduzione dell’opera seguono la stessa traiettoria discendente dei sei ciechi, ma divengono una sorta di luce guida per un’altra dimensione. [...]Demetrio Paparoni



INTRO-SPECTIO (APOLLO E DAFNE, DA BERNINI)
2023 (I vers., opera e frame dal video)
stampa diretta su dibond, fori, video, sonoro
2023 (I vers., opera e frame dal video)
stampa diretta su dibond, fori, video, sonoro
dittico, cm 105x65 + 105x80
[...] Per quanto l’immagine dell’iride ricorra in questi come in altri lavori, non è solo alla vista che l’opera di Annalaura di Luggo fa riferimento. Apollo e Dafne (2023), dello stesso ciclo, racconta per esempio una storia di sopraffazione e violenza a cui la ninfa cerca di sottrarsi. In questo caso il soggetto, ripreso dalla scultura di Bernini, offre all’artista l’occasione di affermare la necessità delle donne di uscire da una condizione di soggezione, necessità che si estende a tutte le persone che subisco abusi. [...]Demetrio Paparoni


VOI SOLO SAN GIOVANNI CON SEI OCCHI MI GUARDATE
2023 (visione d'insieme e singole opere)
stampa diretta su dibond forato + plexiglas retrostampato, specchio
2023 (visione d'insieme e singole opere)
stampa diretta su dibond forato + plexiglas retrostampato, specchio
cm 35x20 x 7 elementi
[...] La prima suggestione che ha toccato Annalaura di Luggo, in questa sua missione palermitana, è germogliata dal graffito in cui il recluso dell’Inquisizione scrive, nelle carceri della Sala Terrana di Palazzo Chiaromonte (lo Steri), poco sopra l’icona ben delineata di san Giovanni evangelista (figlio di Zebedeo e visionario dell’Apocalisse): voi solo S. Giovanni mi guardate con sei occhi. Esso lambisce l’aureola di santità che lo perfonde, parole commiste a quei documenti grafici dal Pitrè definiti “palimsesti del carcere”, dolente e terribile espressione dell’uso giudiziario di quel Tribunale della Fede posto allo Steri, per cui l’antropologo e demopsicologo Giuseppe Pitrè sottolinea: «nessun uso è per noi tanto oscuro quanto questo». Ben sei occhi indicano come nulla possa sfuggire all’Apostolo e che a lui bisogna abbandonarsi con fiducia per un esercizio rivolto alla cura, al lenimento dei turbamenti che allignano nel sofferente: occhio verso occhio, in un incedere, come nel raffinato scritto del quarto Vangelo in cui, attraverso lo sguardo, si dice in che modo agli estremi orizzonti di esso stia segnata la mappa della realtà e di come, attorno ad essa, s’avverta la gravezza dell’ignoto: quell’incognita terra segnata, in folio, dagli antichi geografi. È, comunque, in essa, nella fede e nella doglianza, che l’esercizio di tali navigazioni s’è allenato già nelle acque corporee dell’amnios, per poi, tra cornea ed iride accogliere, nella camera anteriore dell’occhio, l’ultima lenta marea refrattiva dell’umor acqueo restituendoci luci tra un saettare nebuloso di ombre. E ciò lo si coglie nella linearità metallica del polittico (2023) a cui Annalaura affida parole incise, con gli umori sofferti dei reclusi, nell’occhio ‘multiplo’ di san Giovanni che rispecchia il dialogo spezzato dalle sofferte propaggini della violenza del potere. [...]Aldo Gerbino






