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COLLÒCULI - Annalaura di Luggo

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COLLÒCULI
2022
installazione multimediale interattiva
struttura in ferro, alluminio riciclato, monitor, video, sonoro, telecamera gesture recognition
[...] Non c’è simbolo senza ispirazione, sfera visibile senza invisibile, figurazione senza trans-figurazione, vista senza svista, concentrazione senza dispersione. Il concetto di trasfigurazione, di “arterità” plastica del dato visibile, reinterpretato, risemantizzato, tema emarginato da tanti sguardi contemporanei, sembra essere al centro dell’indagine artistica di Annalaura di Luggo. È una “installazione”, allestita e contemplata nel progetto di Collòculi, in una inedita alternanza tra “iconografia dell’occhio sensibile” e “sinestesia dell’interazione”, che dà forma al linguaggio totale dell’opera multisensoriale. Collòculi è un registro che tende al visibile, che cerca di portare a manifestazione ciò che si percepisce, ciò che il singolo percepisce, riuscendo a dare un carattere universale. Annalaura di Luggo produce sentimenti di se stessa, di “ragazzi di vita”, ma allo stesso tempo riesce a parlare della storia dell’occhio. Annalaura di Luggo “fa sentimenti” in modo diverso da come noi li viviamo, nel senso che li produce in modo nuovo, non ri-produce soltanto, ma produce qualcosa in cui tutti si possono riconoscere: “viste” in cui tutti possono abitare. La vista non può vivere senza l’arte, per il semplice fatto che l’arte coltiva il sentimento dell’occhio – parte a cui esso è legato – nelle vite degli altri, nei colori degli altri, nelle “esperienze di vita del senso comune”.

COLLŎQUĬUM [COLLOQUIUM], COLLOQUII
CONVERSAZIONE, DIALOGO, INCONTRO

ŎCŬLUS [OCULUS], OCULI
OCCHIO, ORGANO DELLA VISTA

Collòculi deriva dalla fusione di due lemmi e nel combinare significato grammaticale e artistico, diventa forma circolare, assumendo come “geometria essenziale” e come “struttura concettuale di sostenibilità” il legame tra persona, opera ed ambiente. Progetto scultoreo, immagine mediale e rimediazione “multisensoriale”, Collòculi di Annalaura di Luggo, mentre modifica il contesto in cui è inserito, consente di attivare un meccanismo di rinnovata consapevolezza nei confronti dell’installazione, non più o non soltanto surrogato di monumentalità, ma occasione per rileggere dimensioni umane trasfigurate in contesti mutabili. La forma non si risolve in se stessa: è forza effettiva e corporea e richiede un coinvolgimento fisico per essere “vista”, fruita e vissuta. La plasticità, determinata dall’accumulo di filamenti di alluminio riciclato, è il nido del sommovimento interno (rinnovabile ed intercambiabile) offerto da uno schermo che, attraverso un sistema di telecamere (gesture recognition), rende il fruitore parte integrante dell’azione. [...]

Gabriele Perretta
COLLÒCULI
Napoli. MANN - Museo Archeologico Nazionale Napoli
[...] I volti digitali di Pino, Noemi, Youssouf e Larissa, che seguono con i loro occhi enigmatici i movimenti della telecamera, anche involontari, degli spettatori affascinati, ci colpiscono. Sono doppioni, o altri noi-stessi che ci chiedono di partecipare ai Collòculi? Non stiamo per caso sprofondando in un mondo di altri Occhi? Non è una vana paura. Le tecniche di Collòculi avvicinano i nostri occhi al loro modello di rappresentazione. Altri sintomi vengono ad aggiungersi, come il gusto dell’arte mediale per il post-ready-made, che trasforma le storie comuni di quattro ragazzi difficili e fa di una vita una scultura vivente. Anche i giochi di ruolo scambiano il teatro e la vita dei quattro ragazzi, o il culto per la loro sperimentazione esistenziale, dove ogni dialogo, ogni iride, può improvvisamente rivestire un valore simbolico, che lo trasforma nell’immagine di ciò che si avvicina alla salvezza. [...] Collòculi>We Are Art è forse più di una rappresentazione: è già un atto o un atto in potenza? Questa relazionalità tra immagine e vita con il suo oggetto incuriosisce e risveglia la vecchia querelle della catharsis, il potere di una storia di sostituirsi all’immagine reale di uno spettatore, per produrre considerazioni, provocazioni, interrogativi, emozioni, sostituzioni. È così che nei simboli della vista trasfigurata e interattiva si compie la teofania: storie che sono percorsi di affermazione dell’individuo e che nutrono il senso di una ricerca; interazione artistica ed umana, orientata verso orizzonti inclusivi e comprensivi. Il punto di partenza riguarda gli occhi di quattro ragazzi, vittime di bullismo, discriminazione, alcool e criminalità, che attraverso i linguaggi della videoarte e della realtà immersiva, spalancano un universo umano e poetico, coinvolgendo l’osservatore in un confronto che non può essere senza conseguenze, perché “guardarsi negli occhi” significa predisporsi al dialogo, all’incontro. Così, nella sollecitazione e nella pratica libera del dialogo, si afferma il valore di ogni individuo nella società, stimolando il nostro punto di osservazione del mondo. Riprendendo le osservazioni condotte da Annalaura di Luggo, siamo ora chiamati a vedere questa trasmutazione - da vista e vite degli altri, a vista e vita autografa - attraverso il singolare processo di Collòculi. [...]

Gabriele Perretta
COLLÒCULI
Roma. Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano
[...] Considerando la cecità un aspetto esemplificativo di tutte le condizioni di disagio fisico e psicologico, di Luggo ha continuato a usare l’occhio all’interno di opere che affrontano anche il tema della disabilità, della violenza psicologica, della dipendenza e della discriminazione. Di questo intento fa sintesi Collòculi, installazione multimediale del 2022 che riproduce una iride dal diametro di quattro metri, composta da filamenti di alluminio riciclato e da uno schermo. L’opera vive di tre momenti sostanziali: la fase realizzativa della struttura in alluminio, la produzione di un video fruibile attraverso lo schermo al centro della scultura stessa e il coinvolgimento attivo del pubblico. Una volta realizzata la struttura portante della scultura, per il suo assemblaggio l’artista si è avvalsa della collaborazione di una decina di giovani con diverse disabilità. Il video è stato invece registrato coinvolgendo quattro ragazzi che agiscono da performer e che suggeriscono attraverso il loro corpo, senza parlare, una condizione di disagio realmente vissuta. All’inizio del video i giovani bussano sullo schermo come per attirare l’attenzione del pubblico. Gli spettatori, uno per volta, sono invitati a occupare una particolare posizione di fronte all’istallazione dove, ripresi da una telecamera, si trovano a condividere con i quattro giovani lo stesso spazio virtuale del film. Questo processo facilita l’immedesimazione nella condizione raccontata dai protagonisti del video. [...] Nei frammenti finali del film, i protagonisti si spogliano delle tute che indossano come se si liberassero della loro vecchia pelle. Le loro sagome vengono poi interamente coperte dalle proiezioni di iridi di colori diversi, che evocano una nuova condizione spirituale. Nel frame finale, le loro quattro sagome sono collegate dalla corda che ciascuno di loro tiene in mano, una sorta di legame creato da questa esperienza condivisa, ma anche un segnale della necessità di creare relazioni, di sostenersi, di mettersi nei panni degli altri, di uscire da una condizione di isolamento per tentare un percorso di rinascita. Diversamente da quanto avviene in La parabola dei ciechi di Bruegel il Vecchio, in questo caso tenersi uniti impedisce di cadere. Questa necessità è evidenziata dallo stesso titolo dell’installazione, che unendo le parole “colloquio” e “occhio” (in latino oculus) richiama l’idea del dialogo, un dialogo che può essere di parole o di sguardi, o semplicemente di piccoli segni espressi con il linguaggio del corpo. Da qui l’esigenza avvertita dall’artista di non fare di chi si trova dinanzi a Collòculi dei semplici osservatori. [...]

Demetrio Paparoni
COLLÒCULI
Pompei. Parco Archeogico di Pompei - Terme del Foro
[...] Con Collòculi, l’imponente occhio nato nel 2022 e esposto alla Fondazione Banco di Napoli, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, al Museo Nazionale Romano (Terme di Diocleziano) e oggi nel prestigioso Parco Archeologico di Pompei (Terme del Foro) – il titolo dell’opera nasce dall’associazione di due lemmi, collŏquĭum, (colloquio) e ŏcŭlus (occhio) – le istanze sociali e i dialoghi si intensificano, si rischiarano, aprono una breccia temporale tra un momento primario (performativo-laboratoriale) e un momento secondario (più strettamente fruitivo), dove lo spettatore, reso complice, è invitato a attivare l’apparato tecnologico, ad ascoltare una storia (un brusio, un battito), una voce corposa, a sentire l’odore nostalgico dell’umanità. «Il punto di partenza sono gli occhi di quattro ragazzi, vittime di bullismo, discriminazione, alcool e criminalità. [...] Nella sua forma fisica l’opera si presenta come un imponente occhio la cui iride è realizzata in alluminio riciclato (secondo le buone linee dell’ecosostenibilità) e la cui grande – avvolgente, coinvolgente – pupilla trasmette contenuti multimediali interattivi in real time mentre, in parallelo, attraverso un sistema di telecamere gesture recognition risucchia lo spettatore nell’opera facendolo diventare parte integrante e interagente di We Are Art (lavoro multimediale dove i ragazzi che hanno lavorato con l’artista chiedono attenzione bussando su una lastra sottile che unisce-divide Innen und Aussen). Utilizzando alcuni stratagemmi che ricordano anche certi procedimenti adottati da Studio Azzurro o da Bill Viola e entrando a pieno titolo nella realtà dei problemi vivi, Annalaura di Luggo crea un deleuziano regime di luce – questo è Collòculi, un regime di luce (chi dà luce rischia il buio ha avvertito per tempo Montale) – dove il bordo del tempo che circonda il nostro presente diventa una regione in cui la differenza dei discorsi fa brillare l’altro e l’esterno con la consapevolezza di plasmare linee di fuga, linee di intersoggettività, linee di forza (a volte anche invisibili e indicibili) che disciolgono la dimensione del potere e portano a curve di enunciazione da apprendere, a vite amare da conoscere (quelle di Noemi, Youssouf, Larissa e Pino), a esistenze elegiache che mutano sottilmente il dolore privato in faccenda collettiva e pubblica. [...]

Antonello Tolve
ESPOSIZIONI
NAPOLI
Fondazione Banco Napoli
14 marzo - 9 aprile
1 - 31 maggio marzo 2022
NAPOLI
MANN - Museo Archeologico Nazionale Napoli
12 ottobre 2022 - 9 gennaio 2023
CHIETI
Palazzo De' Mayo
Fondazione Banco Napoli
24 febbraio - 26 marzo 2024
ROMA
Museo Nazionale Romano
Terme di Diocleziano
12 giugno - 8 settembre 2024
POMPEI
Parco Archeologico di Pompei
Terme del Foro
22 ottobre 2024 - 4 maggio 2025
CATALOGHI

COLLÒCULI > WE ARE ART
ANNALAURA DI LUGGO

a cura di
Gabriele Perretta
introduzione di
Paolo Giulierini
testimonianze di
Marcello Palminteri
Ludovico Solima

catalogo della mostra omonima
NAPOLI
MANN - Museo Archeologico Nazionale, Napoli
12 ottobre 2022 - 9 gennaio 2023

2022
JUS Museum Edizioni, Napoli
ISBN 9788894458725

COLLÒCULI | INTRO-SPECTIO
ANNALAURA DI LUGGO

a cura di
Gabriele Perretta
introduzione di
Stéphane Verger
testi di
Stefano Lanna
Marcello Palminteri
Demetrio Paparoni
Gabriele Perretta

catalogo della mostra omonima
ROMA
Museo Nazionale Romano
Terme di Diocleziano
11 giugno - 9 settembre 2024

2024
Silvana Editoriale, Milano
ISBN 9788836659272

ANNALAURA DI LUGGO
COLLOCULI@POMPEI

a cura di
Antonello Tolve
introduzione di
Gabriel Zuchtriegel
testi di
Antonello Tolve
Gabriele Perretta
con una testimonianza di
Mons. Tommaso Caputo

catalogo della mostra omonima
POMPEI
Parco Archeologico di Pompei
Terme del Foro
22 ottobre 2024 - 4 maggio 2025

2024
Artem, Napoli
ISBN 9788856910162
© 2025 Annalaura di Luggo
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